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Caratteristiche dell'Odissea

Caratteristiche dell'Odissea

Ø Poema sfaccettato, come Odisseo:

- πολύτροπος = dai molti lati.

- πολύμετις = dalla mente piena di accorgimenti.

Ø Odora di mare e di salmastro.

Ø . tuttavia capace di entrare nei palazzi, nelle capanne, nelle spelonche, nelle selve e

giardini incantati.

Ø Capisce l'animo di una moglie fedele, ma sola per 20 anni e quello di una fanciulla, come

Nausicaa, che per lo straniero prova un sentimento di attrazione.

Ø Si fa commedia "borghese" quando mostra Alcinoo, il padre di Nausicaa, che pensa di

maritarla allo sconosciuto.

Ø Esplora il regno tremendo della morte, restando però aperta alla luce.

Ø E’ il poema della senescenza, ma celebra la vita e il perdurante amore di moglie e marito.

Ø Penetra nella psiche di dei, re, guerrieri, pastori, servi e, per la prima volta, delle donne

(Anticlea, Penelope, Elena, Nausicaa, Circe, Calipso, Euriclea).

Ø Sonda gli abissi teologici della giustizia divina.

Ø Situa al suo centro l’eroe dell’esperienza umana, dell’intelligenza, della conoscenza e della

sopravvivenza, in quanto, ridotto a nulla, rifiuta l’immortalità offerta da Calipso

Ø Epica nella forma, costituisce l’archetipo di quello che più tardi si chiamerà “romanzo”

Ø Fa poesia della memoria, del racconto poetico e del canto: Aristotele sosteneva che la

scena di riconoscimento con Alcinoo avviene “attraverso la memoria, ma questa è destata

dal canto dell’aedo Demodoco, e Alcinoo stesso dice a Odisseo, un attimo prima che

questo si riveli, una frase la cui sbalorditiva portata fu sottolineata da Nietzsche e da

Borges: “Dì, perchè piangi e nel tuo animo gemi/quando odi la sorte dei Danai argivi e di

Ilio/A volerla sono stati gli dei: filarono la rovina/per gli uomini, perché avessero anche i

posteri il canto”.

Ø Infine, nell’Odissea, il fiammeggiante spirito agonistico dell’Iliade è sostituito da un

ondeggiare – “come l’Oceano, quando si ritrae in se stesso e se ne sta solo nei suoi argini”

– tra “favole straordinarie”. (Il Sublime).

Ø L’Omero dell’Odissea nutre particolare passione per la complessità pura, per la semplice

commozione. Nella penultima scena di riconoscimento del poema, quando Odisseo rivela

alla moglie il “segno segreto” del letto scavato da lui stesso nell’ulivo, Penelope piange e

diventa come un naufrago scampato alla tempesta e al quale appare gradita la terra;

diventa, insomma, dopo vent’anni, lui. E’ difficile trovare poesia dell’uomo più grande di

questa.

Ø Eppure, dentro il racconto felice e commosso del ritorno, l’Odissea cela una trama tragica

e apocalittica; discute la giustizia divina e il problema del male e della sofferenza mentre

prepara l’incontro con Nausicaa.

Ø L’uccisione delle vacche del Sole è importante, in quanto il destino lascia liberi i compagni

di Odisseo di rispettarle o no, ma gli dei “suscitano fame e tempeste e sonni improvvisi”,

affinché si realizzi soltanto la seconda possibilità: il libero arbitrio si muove sul filo del

rasoio.

Ø E ancora: Poseidone, d’accordo con Zeus, pietrifica la nave con la quale i Feaci hanno

riportato a casa Odisseo: Zeus compie un’azione contro la giustizia, perché sacrifica i Feaci

che difendono l’ospitalità che gli è cara e preziosa. Inoltre, Poseidone vorrebbe schiacciare

l’intera città dei Feaci sotto una roccia: se Zeus accettasse, sacrificherebbe un popolo

giusto alla vendetta del dio del mare; se ascoltasse le suppliche dei Feaci, sarebbe

restituito “alla sua gloria di dio della giustizia”. L’Odissea, in una delle sue formidabili

omissioni, non dice cosa sia effettivamente successo e quindi i lettori non sapranno mai

“se il nostro mondo sia retto da un dio assetato di vendetta o di giustizia”.

Ø Infine, l’Odissea si occupa persino di poesia e di poetica. Quando Telemaco, parlando

dell’aedo di Itaca, Femio, dice che “gli uomini lodano di più quel canto/che suona più

nuovo a chi ascolta”, egli sta lanciando un’estetica e una poetica diverse rispetto all’Iliade,

dove Elena tesse in purpureo tappeto la guerra di Troia che si sta svolgendo per causa sua.

Ø Il poema resta poi misteriosamente, enigmaticamente aperto: perché la profezia che

Tiresia pronuncia per Odisseo nel mondo dei morti e che l’eroe ripete a Penelope alla fine

delle sue avventure promette sì il ritorno a casa, ma prefigura anche un “ultimo viaggio”

verso un paese che non conosce il mare, le navi, il cibo condito col sale, e dove un remo

potrà essere scambiato per una pala da grano: una landa insomma al di fuori

dell’esperienza della Grecia arcaica, e dunque un viaggio potenzialmente senza fine.

(P. Boitani: il grande racconto di Ulisse. Mulino Editore).

 - Civiltà greca

ITACA

“non vi sono, a Itaca, prati né ampie strade: è terra di capre, eppure è più amata di una terra

che alleva cavalli. Nessuna delle isole adagiate sul mare è ricca di prati, di strade per carri:

Itaca meno di tutte". (IV 605 ss.)

Con queste parole Telemaco, ospite a Sparta di Menelao, descrive le caratteristiche della sua

patria. Omero non indugia a descrizioni: pochi gli epiteti, e costanti, che richiamano a una

natura non troppo generosa. E' un’isola, cinta dal mare dice il poeta, è rocciosa - tratto che

verrà ripreso dal Foscolo; . piena di sole, εὐδείελος (visibile chiaramente, soleggiato), un

aggettivo dal significato ambiguo, dove la chiarità tutta mediterranea si associa alla visibilità di

una terra dai confini nettamente definiti dal mare.

Itaca è il punto di partenza e la meta del lungo viaggio di Odisseo, dopo dieci anni di guerra, e

altrettanti di affanni: al centro del suo pensiero e del suo rimpianto, perché per ognuno la

patria -dice ai Feaci l’eroe (IX 27 ss.) - . la cosa più dolce, e l’impulso di tornare è più forte del

godimento di qualsiasi altra ricchezza in altro luogo, e persino di quella vita immune da

vecchiaia e morte che Circe e Calipso possono dare a chi si unisce a loro. .Chi sei, qual'é la tua

città, i genitori chi sono?. sono le tre domande tipiche che l’ospite rivolge allo straniero che

giunge: l’identità dell’uomo greco, anche in epoca classica, . costituita da un nome - che

sempre porta con sé un senso. -, da un patronimico - che può svilupparsi all’occasione come

storia di famiglia, e sarà allora genealogia -, da una provenienza - la patria.

Già prima dunque del costituirsi e del consolidarsi della polis l’uomo greco non disgiunge la propria origine da una

terra, da un luogo preciso, da una proprietà stabile; è quell’economia stanziale che, sola, consente alla «patria» di

svilupparsi concettualmente.A portare l’uomo lontano, sul mare, non è una scelta, dettata dal piacere o dall’ansia

della ibertà, è piuttosto la «fame», quintessenza di una necessità: «Nascondere non si può la fame funesta che tante

sciagure procura agli uomini: per essa si armano le navi dai solidi banchi che portano guerra ai nemici sul mare

profondo» (XVII 286 ss.) Davanti alla delegazione guidata da Agamennone, che viene a sollecitarlo, Odisseo, per

non partire, si finge pazzo, aggioga all’aratro un bue e un cavallo e indossa un copricapo indegno di un re. A questo

punto Palamede, personaggio antico eppure scomparso del tutto dai poemi epici forse per il fatto di essere, sotto

certi aspetti, un «doppio» di Odisseo, toglie Telemaco dalla culla e lo pone davanti all’aratro: il padre, non potendo

avanzare sul corpo del proprio figlio, rivela così l’inganno, e pur contro voglia, si unisce alla spedizione.

Itaca di K. Kavafis

Quando ti metterai in viaggio per Itaca 
devi augurarti che la strada sia lunga, 
fertile in avventure e in esperienze. 
I Lestrigoni e i Ciclopi 
o la furia di Nettuno non temere, 
non sarà questo il genere di incontri 
se il pensiero resta alto e un sentimento 
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo. 
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo, 
nè nell’irato Nettuno incapperai 
se non li porti dentro 
se l’anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga. 
Che i mattini d’estate siano tanti 
quando nei porti - finalmente e con che gioia - 
toccherai terra tu per la prima volta: 
negli empori fenici indugia e acquista 
madreperle coralli ebano e ambre 
tutta merce fina, anche profumi 
penetranti d’ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi, 
va in molte città egizie 
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca - 
raggiungerla sia il pensiero costante. 
Soprattutto, non affrettare il viaggio; 
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio 
metta piede sull’isola, tu, ricco 
dei tesori accumulati per strada 
senza aspettarti ricchezze da Itaca. 
Itaca ti ha dato il bel viaggio, 
senza di lei mai ti saresti messo 
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso. 
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso 
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

U. Foscolo: a Zacinto

A ZACINTO

Né più mai toccherò le sacre sponde
ove il mio corpo fanciulletto giacque,
Zacinto mia, che te specchi nell'onde
del greco mar da cui vergine nacque

Venere, e fea quelle isole feconde
col suo primo sorriso, onde non tacque
le tue limpide nubi e le tue fronde
l'inclito verso di colui che l'acque

cantò fatali, ed il diverso esiglio
per cui bello di fama e di sventura
baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.

Tu non altro che il canto avrai del figlio,
o materna mia terra; a noi prescrisse
il fato illacrimata sepoltura.                                                                 continua