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Che cos'è la Filosofia greca?

Cos'é la Filosofia antica? P. Hadot (estratti)

Studio della filosofia: - studio della storia della filosofia

                                                      - studio della vita filosofica

                                                      - studio dei comportamenti filosofici.

Filosofia antica: - ha origine da una scelta di vita e da un'opzione esistenziale.

                             - la scelta non avviene in solitudine, bensì all'interno di un gruppo, di una scuola filosofica.

                            - ciò comporta una particolare visione del mondo.

Filosofia: non si tratta di contrapporre da un lato la filosofia come discorso filosofico teorico e dall'altro la saggezza come modello di vita silenzioso. E. Weil scrive: "il filosofo non è saggio, non possiede la saggezza. Egli parla, e quand'anche il suo discorso non avesse altro fine che di sopprimere se stesso, continuerà tuttavia a parlare fino al momento in cui avrà raggiunto il suo scopo, e anche oltre gli istanti perfetti in cui avrà raggiunto il suo scopo". (E. Weil: logique de la philosophie, Paris 1950)

Il discorso filosofico fa parte del modo di vivere = Esercizi spirituali 

                    - pratiche di ordine fisico (regime alimentare)               

                    - pratiche di ordine discorsivo (dialogo e meditazione)

                    - pratiche di ordine intuitivo (contemplazione)

 

                                                                                             

 

 

                                                                                                                           

 

                    

 

 - Civiltà greca

I. La «historia» dei primi pensatori della Grecia.

«La filosofia prima della filosofia». In effetti, la famiglia di parole derivanti da philosophia fa la sua comparsa soltanto nel V secolo a.C. e sarà Platone, nel VI secolo, a definirla filosoficamente. Tuttavia Aristotele, e come l’ intera tradizione della storia della filosofia, considerano filosofi i primi pensatori greci vissuti agli inizi del VI secolo nei territori periferici della zona di influenza greca, nelle colonie dell’Asia Minore e più precisamente nella città di Mileto: Talete. matematico e tecnico, appartenente al gruppo dei Sette Saggi, celebre per aver predetto l’eclisse di sole del 28 maggio 58; e con lui Anassimandro e Anassimene. Questo movimento di pensiero si propagherà ad altre colonie greche, alla Sicilia e all’Italia meridionale. Succederà cosi che, nel VI secolo, Senofane di Colofone emigri ad Elea, e che Pitagora, originario dell’isola di Samo (non lontana da Mileto) decida, verso la fine del VI secolo, di stabilirsi a Crotone e quindi nel Metaponto. Poco a poco l’Italia del Sud e la Sicilia diventeranno il centro di un’attività intellettuale estremamente vivace, animata da uomini come Parmenide ed Empedocle.

Questi 'pensatori propongono tutti una spiegazione razionale del mondo, determinando una svolta decisiva nella storia del pensiero. Già prima di loro, nel Vicino Oriente, come anche nella Grecia arcaica, esistevano delle cosmogonie, ma erano di genere mitico: descrivevano la storia del mondo come una lotta tra entità personificate. Si trattava di «genesi», paragonabili al biblico libro Genesi, «libro delie generazioni” destinate a ricondurre un popolo al ricordo dei suoi antenati e a ricongiungerlo alle forze co

smiche e alle generazioni degli dei. Creazione del mondo, creazione dell’uomo, creazione dei popoli: di questo trattano le cosmogonie. Come è stato molto efficacemente dimostrato da G. Naddaf i primi pensatori greci, pur sostituendo alla narrazione mitica una teoria razionale del mondo, conservano comunque lo schema ternario proprio della struttura delle cosmogonie mitiche. Essi propongono una teoria dell’origine del mondo, dell’uomo e della città. Questa teoria è razionale perché intende dare una spiegazione del mondo non in quanto lotta tra elementi, ma come lotta tra realtà «fisiche» e predominanza di una di queste sulle altre. Questa trasformazione radicale viene d’altronde riassunta nella parola greca φύσις, che in origine significa, allo stesso modo, inizio, svolgimento e risultato del processo di formazione di una cosa. L’oggetto del percorso intellettuale di questi primi pensatori, percorso che essi chiamano indagine, historia, è la φύσις universale.

Questo schema cosmogonico originale influenzerà le teorie razionali di tutta la tradizione filosofica greca. Riporterò soltanto l’esempio di Platone, che nella collezione di dialoghi conosciuti sotto i titoli: Timeo, Crìzia e Ermocrate (rimasto allo stato di progetto e sostituito quindi dalle Leggi) ha inteso scrivere a sua volta un grande trattato sulla φύσις, in tutta la sua ampiezza, dall’origine del mondo e dell’uomo fino all’origine di Atene. 

 - Civiltà greca

2. La «paideia”

Si può inoltre parlare di filosofia prima della filosofia a proposito di un’altra corrente del pensiero greco presocratico: mi riferisco alle pratiche e alle teorie connesse a un’ esigenza fondamentale della mentalità greca, il desiderio di formare ed educare, l’attenzione per ciò che i Greci chiamavano la παιδεία. Già dai tempi lontani della Grecia omerica, l’educazione dei giovani è una delle principali preoccupazioni della classe dei nobili, di coloro cioè che possiedono l’ἀρητή: l’eccellenza indispensabile alla nobiltà del sangue. Piu avanti, per i filosofi, questa eccellenza coinciderà con la virtù, ovvero con la nobiltà dell’anima. Possiamo farci un’idea di cosa comportasse questo genere di educazione aristocratica grazie ai poemi di Teone di Smirne, che altro non sono se non una raccolta di precetti morali. 

3. I sofisti nel V secolo

Con il fiorire della democrazia ateniese del V secolo, tutto il fermento intellettuale che si era diffuso nelle colonie greche della Ionia, dell’Asia Minore e dell’Italia meridionale verrà a concen- trarsi in Atene. Pensatori, professori, studiosi si stabiliranno nella città importandovi modi di pensare fino ad allora sconosciuti e più o meno bene accetti. Il fatto, per esempio, che Anassagora, originario della Ionia, sia stato accusato di ateismo ed esiliato, dimostra quanto l’impulso di ricerca che si era sviluppato nelle colonie greche dell’Asia Minore fosse profondamente insolito per gli Ateniesi. Anche i famosi «sofisti», del V secolo sono spesso degli Stranieri. Protagora e Prodico vengono dalla Ionia, Gorgia dall’Italia meridionale. Il movimento di pensiero che essi rappresentano si costituisce sia come continuità che come rottura rispetto alla tradizione. Continuità, nella misura in cui il metodo di argomentare utilizzato da Parmenide, Zenone di Elea o Melisso si ritrova, nei paradossi dei sofisti, e continuità nell’obiettivo che essi si prefiggono, che è quello di raccogliere tutto il sapere scientifico o storico accumulato dai pensatori che li hanno preceduti. Ma anche rottura, dato che i sofisti sottopongono il sapere anteriore a una critica radicale, insistendo, ognuno a modo suo, sul conflitto che contrappone la natura (φύσις) e le convenzioni umane {νόμοι) e rottura in quanto la loro attività è specificatamente orientata alla formazione dei giovani al fine della loro riuscita nella vita politica. Fino a quel momento i giovani venivano formati all’eccellenza, all’ ἀρητή, per mezzo della συνουσία, ossia la frequentazione del mondo degli adulti, senza particolari specializzazioni. I sofisti, invece, inventano l’educazione impartita in ambiente artificiale.

 

 

 

Filosofia e discorso filosofico

I. La filosofia e l'ambiguità del discorso filosofico

Gli stoici distinguevano la filosofia, vale a dire la pratica vissuta delle virtù che per essi erano:

                   - logica

                   - fisica

                   - etica

dal "discorso secondo la filosofia", a sua volta suddiviso in:

                   - teoria della logica

                   - teoria della fisica

                   - teoria dell'etica

 Questa distinzione può essere utilizzata in modo più generico per descrivere il fenomeno della "filosofia" nell'antichità.

Filosofia e discorso filosofico si presentano così, al tempo stesso, come incommensurabili e inseparabili:

1. incommensurabili:

a) perché per gli antichi non si è filosofi in funzione dell'originalità o dell'abbondanza del discorso filosofico,

    ma in funzione del modo in cui si vive: il discorso è filosofico solo se si trasforma in modo di vita.                                    

 b) perché sono di ordine assolutamente eterogeneo. L'essenziale della vita filosofica, 

     la scelta esistenziale di un certo modo di vita, l'esperienza di alcune disposizioni interiori,

     sfugge totalmente all'espressione del discorso filosofico.

2. inseparabili perché non esiste discorso che meriti di essere chiamato filosofico se è separato

    dalla vita filosofica, non esiste vita filosofica se non è strettamente legata al discorso filosofico