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I Sogni

Indice

  1. Il linguaggio enigmatico dei sogni
  2. I sogni nella Letteratura greca
  3. I sogni a Roma
  4. Parole senza immagini e immagini senza parole
  5. I sogni con i numeri e le lettere

Il linguaggio enigmatico dei sogni

Nel mondo antico, vi erano luoghi che favorivano i sogni provenienti dagli Dei.

   A) Santuari dedicato a Asclepio, dio della medicina:

  1. Epidauro, nel Peloponneso, regione dell'Argolide: era il più antico (VI secolo a.C.): testimonianze epigrafiche.
  2. Pergamo, in Asia Minore: I Discorsi sacri di Elio Aristide
  3. Pausania cita sei stele, ma ce ne restano tre, che raccolgono una settantina di guarigioni miracolose.

    B) Il Libro dei Sogni di Artemidoro di Daldi

E' il più antico trattato greco dedicato all'interpretazione dei sogni; si tratta di cinque libri, intitolati "Onirocritica", scritti nel II secolo d.C. Questo testo era stato preceduto, nel V secolo a.C da quello di un certo Antifonte, il quale, oltre alla professione di "interprete di sogni" (ὀνειροκρίτης), esercitava anche quella di "osservatore di prodigi" (τερατοσκόπος). Il manuale di Apollodoro fu letto con grande attenzione da Sigmund Freud, mentre, negli ultimi anni dell'800, scriveva l'Interpretazione dei sogni.

 

Diversi tipi di sogni:

  1. Sogno vero e proprio: ὄνειρος = indica gli avvenimenti futuri. Comprende:
  • sogni "visivi" (θεωρεματικοί). θεωρέω significa "vedere". L'effetto corrisponde direttamente all'immagine vista durante il sogno.
  • sogni "allegorici" (ἀλληγορικός). rappresentano una cosa per mezzo di un'altra. L'anima si esprime in forma enigmatica: il verbo usato, αἰνίσσομαι, rimanda al mondo dell'enigma.  

        2. Visione onirica: ἐνύπνιον = mostra gli avvenimenti presenti.

          3. Pre-rappresentazione di un avvenimento futuro: (ὅραμα)

 

          4. Sogno in cui un personaggio degno di rispetto rivela in modo chiaro quel che avverrà o non avverrà, quel che si deve o non si deve fare:             (κρεματισμός)

       5. Apparizione che si verifica tra la veglia e il primo sonno (φάντασμα)

L’uomo incontra alternativamente e confronta, giorno per giorno, due sfere nelle quali vive e di cui ha normale e quotidiana esperienza, ma diversa e distinta l’una dall’altra: quella della veglia e quella del sonno; e mentre “i desti hanno un mondo unico e comune – è affermato da un sapiente, tra il VI e il V secolo a.C. – ma ciascuno dei dormienti si ritira in mondo proprio”. La differenza sta tutta nell’universo “comune” dei desti, sperimentabile da tutti i viventi e, al contrario, nel mondo “proprio” di chi, essendo addormentato, vede un sogno che, finché non lo comunica agli altri, resta appartenente in modo inevitabile a colui che sogna.

"Il sogno – ha addirittura annotato S. Freud - è un prodotto psichico asso­lutamente asociale; non ha niente da comunicare ad altri; sor­to all'interno di una persona come compromesso tra le forze psichiche che vi si combattono, resta incomprensibile anche a questa persona e pertanto è privo di qualsiasi interesse per gli altri”.

Questa “moderna” visione del sogno va, forse[1], bene per Eraclito o certamente per Epicuro[2], ma non per Omero o il Vangelo, dove ad esempio Penelope[3] o Giuseppe[4] appartengono ad un mondo


[1] DK 1 168 494 “I dormienti sono artefici delle cose che accadono nel mondo e aiutano a produrle”, Marco Aurelio, 6, 42.

[2] Epicuro fu uno dei primi a tentare di spiegare il fenomeno del sogno per via “scientifica”: egli, infatti, riteneva che i sogni non fossero altro che aggregazioni di atomi che restano attivi anche durante il sonno. “I sogni non hanno natura divina né potenza divinatoria, ma succedono a causa di immagini che ci hanno impressionati”. […] Per cui anche riguardo alle cose che non cadono sotto i sensi bisogna procedere nell’induzione partendo dai fenomeni. E infatti anche tutte le nozioni provengono dalle sensazioni, per incidenza, analogia, somiglianza, unione, intervenendovi anche in parte il ragionamento. E sono vere anche le visioni dei pazzi e quelle dei sogni, poiché producono un moto percettivo, e ciò che non esiste non può produrre alcun moto”. Diogene Laerzio (III secolo d.C.), Vita di Epicuro (X, 29-33).

[3] “Ma via, dunque, senti e spiegami questo sogno: venti oche qui in casa mi beccano il grano, uscendo dall'acqua, e io mi diverto a vederle. Piombando dal monte un'aquila grande, becco adunco, il tutte spezzò il collo e le uccise; riverse giacevano in casa, in un mucchio; poi l'aquila al cielo luminoso s'alzò. E io piangevo e singhiozzavo nel sogno, e intorno mi si stringevano le Achive bei riccioli, perché triste piangevo che l'aquila m'avesse ucciso le oche. A un tratto, tornando, s'appollaiava sull'orlo del tetto, e con parola umana mi tratteneva, mi disse: Coraggio, figlia del glorioso Icario; non sogno, questa è visione reale, che si avvererà: l'oche, i tuoi pretendenti, e io t'ero aquila prima, ma ora torno e sono il tuo sposo legittimo, e ai pretendenti tutti darò morte ignobile. Così diceva, e mi lasciò il sonno di miele; guardandomi intorno l'oche in casa rividi,  che il grano beccavano in giro alla vasca, come di solito.” Odissea, XIX, 535-552.

[4] Vangelo di Matteo, Fuga in Egitto, 2, 13 – 19: “… un angelo del Signore gli apparve in sogno, dicendo: Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché ciò che in lei è generato viene dallo Spirito Santo. Ella partorirà un figlio, e tu gli porrai nome Gesù, perché è lui che salverà il suo popolo dai loro peccati … Giuseppe, destatosi dal sonno, fece come l'angelo del Signore gli aveva comandato e prese con sé sua moglie”.


 

 

dove la visione onirica riguarda e conviene ad un universo non soggettivo e non personale come i racconti “reali” e “veritieri” capaci di interessare coloro che ti vivono accanto e dividono il comune cammino della storia. E difatti i loro sogni sono autentici, oggettivi, concreti, devono verificarsi perché la storia continui.

Addirittura, nella Bibbia, il re Nabucodonosor fa mettere a morte i saggi che non sanno descrivergli quello che lui ha sognato[1], finché Daniele non svela la visione onirica, punto per punto, ossia quel che era solo nella mente del re perché, essendo un sogno, era l’unico ad averla vista: “… il mistero di cui il re chiede la spiegazione non può essere spiegato né da saggi, né da astrologi, né da maghi, né da indovini; ma c'è un Dio nel cielo che svela i misteri ...” e allo stesso  Daniele il mistero fu svelato in una visione notturna.

E’ uno “schema di civiltà” in cui chi sogna e chi interpreta vedono gli stessi avvenimenti, come se l’interprete facesse parte di quel sogno perché c’è Dio che deve vedere con i suoi occhi e parlare con la sua bocca e cioè “…vela cose profonde e occulte e sa quel che è celato nelle tenebre e presso di lui è la luce”.

 

“Tu stavi osservando, o re, ed ecco una statua, una statua enorme, di straordinario splendore, si ergeva davanti a te con terribile aspetto. Aveva la testa d'oro puro, il petto e le braccia d'argento, il ventre e le cosce di bronzo, le gambe di ferro e i piedi in parte di ferro e in parte di creta. Mentre stavi guardando, una pietra si staccò dal monte, ma non per mano di uomo, e andò a battere contro i piedi della statua, che erano di ferro e di argilla, e li frantumò. Allora si frantumarono anche il ferro, l'argilla, il bronzo, l'argento e l'oro e divennero come la pula sulle aie d'estate; il vento li portò via senza lasciar traccia, mentre la pietra, che aveva colpito la statua, divenne una grande montagna che riempì tutta quella regione.”[2]

 

Ora che tutti sanno il contenuto del sogno bisognerà interpretarlo in modo tale che tutti lo capiscano essendo fatto diventare un percorso di una storia da qui in avanti e da questo momento in poi; è una sorta di profezia storica globale: da quando Nabucodonosor ha la visione fino alla fine dei tempi.

Tanto più che il sogno ha il sigillo divino, per cui: “Il sogno è vero e degna di fede ne è la spiegazione”. E per di più tutti conoscevano già Esiodo, e i suoi imitatori politeisti, che nelle Opere e i Giorni aveva suddiviso la storia in cinque periodi di cui ai suoi tempi (VIII secolo a.C.) si stava vivendo (come sempre!) l’ultimo.

 

“Questo è il sogno: ora ne daremo la spiegazione al re. … tu li domini tutti: tu sei la testa d'oro. Dopo di te sorgerà un altro regno, inferiore al tuo; poi un terzo regno, quello di bronzo, che dominerà su tutta la terra. Vi sarà poi un quarto regno, duro come il ferro. Come il ferro spezza e frantuma tutto, così quel regno spezzerà e frantumerà tutto. Come hai visto, i piedi e le dita erano in parte di argilla da vasaio e in parte di ferro: ciò significa che il regno sarà diviso, ma avrà la durezza del ferro unito all'argilla. Se le dita dei piedi erano in parte di ferro e in parte di argilla, ciò significa che una parte del regno sarà forte e l'altra fragile. Il fatto d'aver visto il ferro mescolato all'argilla significa che le due parti si uniranno per via di matrimoni, ma non potranno diventare una cosa sola, come il ferro non si amalgama con l'argilla. Al tempo di questi re, il Dio del cielo farà sorgere un regno che non sarà mai distrutto e non sarà trasmesso ad altro popolo: stritolerà e annienterà tutti gli altri regni, mentre esso durerà per sempre. Questo significa quella pietra che tu hai visto staccarsi dal monte, non per mano di uomo, e che ha stritolato il ferro, il bronzo, l'argilla, l'argento e l'oro. Il Dio grande ha rivelato al re quello che avverrà da questo tempo in poi.”

 

Ma non è questo l’importante dei sogni biblici (essere veritieri e reali), ma essere nella testa del sognatore e dell’interprete, contemporaneamente, senza che fra questi vi sia stata comunicazione (ecco il mistero); anzi, chiedere qualcosa del sogno al re significava essere mandati a morte.

 

“Il mondo dello stato di veglia -  scrive Eric R. Dodds[3] - ha, sì, certi vantaggi di concretezza e continuità, ma



[1] “Questa è la mia decisione: se voi non mi rivelate il sogno e la sua spiegazione sarete fatti a pezzi e le vostre case saranno ridotte in letamai. Se invece mi rivelerete il sogno e me ne darete la spiegazione, riceverete da me doni, regali e grandi onori. Ditemi dunque il sogno e la sua spiegazione” Daniele, II, 3-7.

[2] Daniele, II.

[3] E. Dodds, The Greeks and the Irrational, Univ. of California Press, 1951, trad. it., E. Dodds, I Greci e l’Irrazionale, Firenze, La Nuova Italia, 1978, p. 119. Dal capitolo Schema onirico e schema di civiltà prenderemo molte delle citazioni del mondo greco e latino. Cfr. anche Dario Del Corno, Graecorum de re Onirocritica Scriptorum Reliquiae (1969), con commento, Istituto editoriale cisalpino, 1969.

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