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L'età arcaica

A partire dal 750 a.C. circa la storia dei Greci subisce un’accelerazione. Viene reintrodotta la scrittura, questa volta di derivazione fenicia: si tratta di una scrittura alfabetica e non sillabica, che diventerà l’alfabeto greco definitivo, tuttora in uso. I Greci iniziano un tumultuoso processo di colonizzazione marittima che li porta in ogni angolo del Mediterraneo, e persino nel Mar Nero in concorrenza con i Fenici, che sino ad allora avevano detenuto il monopolio delle rotte marittime. Tra le colonie fondate in questo periodo, molte sono città destinate ad avere una storia ininterrotta sino ai giorni nostri, ad esempio Marsiglia, Siracusa, Napoli. Le città greche crescono di numero e di importanza, viene introdotta la moneta, emergono classi sociali nuove. In vari luoghi l’aristocrazia è scalzata dal potere e si affermano dominazioni personali, quelle dei “tiranni”, che rappresentano un passo avanti nell’organizzazione dello Stato moderno. Si fondano santuari importanti - il più grande è quello di Delfi, sede oracolare del grande dio Apollo, il vero centro spirituale della Grecia arcaica e si costruiscono templi. I secoli VII e soprattutto VI a.C. vedono quindi la società greca in pieno sviluppo, sia politico sia culturale, e la formazione di una letteratura e di un’arte ricchissime e originali; si creano i primi codici di leggi, prendono forma le prime manifestazioni del pensiero scientifico. È un mondo formato da una costellazione di πόλεις, ciascuna con la sua legge (νόμος) e le sue tradizioni, ciascuna gelosa della propria autonomia; talvolta queste città si alleano formando una lega, generalmente su base etnica (come la lega ionica, che raggruppava le città greche dell’Asia Minore), talvolta altre città, come Sparta, Atene o Tebe, riescono a porre sotto il proprio dominio le regioni circostanti.

È specialmente Atene a manifestare, durante il secolo VI a.C., uno sviluppo politico nuovo; all’inizio del secolo, il legislatore (e poeta) Solone getta le basi di una più evoluta organizzazione sociale; successivamente il potere è preso da un nobile, Pisistrato, che lo esercita saggiamente ed energicamente come tiranno; infine, i figli di Pisistrato sono cacciati e un altro geniale uomo politico, Clistene, istituisce una costituzione democratica (nel 508 a.C.). Nel frattempo, ai confini del mondo greco preme l’impero multinazionale dei Persiani, contro il quale i Greci giocheranno la partita decisiva per la loro indipendenza politica.

 

 - Civiltà greca

LE ORIGINI DELL’ALFABETO GRECO 

La derivazione dall’alfabeto fenicio

Quando e dove fu inventato l'alfabeto greco? La maggioranza degli studiosi (sulla base dei dati disponibili) pensa che esso fu adattato dall’alfabeto fenicio intorno all'850 a.C.; altri tuttavia anticipano la data al 1000 a.C. e persino prima. Probabilmente questo fondamentale passo avanti della civiltà fu compiuto in qualche emporio commerciale, in cui comunità fenicie e greche si trovavano a contatto: forse a Creta, o a Cipro, oppure anche nell’occidente del Mediterraneo dove coloni greci e fenici erano in continua rivalità per il predominio delle rotte marittime. Nessun documento su materiale scrittorio è conservato per un’epoca così alta; le più antiche documentazioni dell’alfabeto provengono da frammenti di vaso che contengono iscrizioni o persino interi versi.

Le prime testimonianze certe sull’uso dell'alfabeto greco risalgono ai primi decenni del secolo VIII a.C. Da una tomba trovata nei pressi di Gabi, nel Lazio, è stato recuperato un vaso greco datato attorno al 770 a.C. che contiene alcune lettere dell’alfabeto. Le testimonianze più importanti sono di poco successive.

La “coppa di “Pitecusa"

Ad Atene, su un’anfora scoperta nel grande cimitero arcaico del Dipylon (e risalente a circa il 740 a.C.) è leggibile un esametro, in cui si parla di una gara di danza (“chi dei danzatori danzerà in modo più leggiadro»). All’incirca contemporanea è la “coppa di Pitecusa", che è datata attorno al 735 a.C. circa. Pitecusa (ovvero “isola delle scimmie») era il nome greco di Ischia, dove i coloni avevano stabilito un insediamento importante. Dagli scavi sono stati recuperati molti vasi con iscrizioni: la più notevole è una coppa di ceramica sulla quale si legge un’iscrizione metrica (la scrittura corre da destra a sinistra): "Νέστορος εἰμὶ εὔποτον ποτήριον ὅς δ᾽ἄν τοῦδε πίησι ποτηρίου αὐτίκα κῆνον ἵμερος αἱρήσει καλλιστεφάνου Άφροδίτης" («sono la bella coppa di Nestore: chi beve da questa coppa, subito lo prenderà il desiderio di Afrodite dalla bella ghirlanda»). Chi incise queste righe aveva presente un episodio omerico.Il vecchio Nestore, re di Pilo, possedeva infatti una preziosa coppa lavorata che viene descritta nell’Iliade (XI. vv. 632- 637): «era una coppa stupenda, che il vecchio aveva portato da casa, intarsiata con borchie d’oro: quattro manici aveva, e due colombe doro attorno a ogni manico erano raffigurate mentre beccavano, ed era retta da un doppio sostegno".