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La cultura arcaica

Cosi il quadro sembrò farsi più definito: a Creta, mentre il resto della Grecia era ancora sprofondato nel buio della preistoria, esisteva una raffinata e brillante civiltà, un mondo di mercanti e navigatori che dominavano i mari ed erano in contatto con i popoli del Vicino Oriente. Tra il 2500 e il 1400 a.C. circa i Cretesi costruirono le loro splendide città, affrescando i loro palazzi con un’arte raffinata, sinché i signori di Micene, gli stessi guerrieri che avevano distrutto Troia, sottomisero anche Creta. 

nel 1952 un altro dilettante - l’architetto inglese Michael Ventris, che aveva lavorato nel servizio crittografico inglese durante la seconda guerra mondiale - applicando alle tavolette in lineare B i metodi crittografici moderni, fece la sensazionale scoperta che esse erano scritte in greco, in una forma arcaica della lingua ma comunque affine a certi dialetti storici testimoniati in epoca più tarda (quelli che si parlavano in regioni marginali come Cipro o l’Arcadia): si potevano leggere distintamente parole omeriche quali «tripode», ossia un calderone a tre piedi (ti-ri-po-de nel sillabario miceneo), «re» (wa-na-ke, corrispondente all’omerico ἄναξ), «signora», ovvero «dea» (po-ti-ni-ia, πότνια) e moltissime altre. 

Così, la lingua greca entra nella storia a partire dal 1400 circa a.C. e prosegue ininterrottamente sino a oggi. Dai documenti e dall’archeologia è possibile farsi un’idea della civiltà micenea: una società guerriera, accentrata intorno al palazzo del principe; questo palazzo era generalmente fortificato e aveva il suo cuore in una grande sala centrale (il μέγαρον), che compare anche nei poemi omerici e che era nello stesso tempo sala del trono, sede del focolare domestico e sala delle adunanze; i micenei usavano il carro da guerra (di cui si servono gli eroi omerici dell’Iliade) e armi di bronzo; essi tendevano a espandersi al di fuori dei confini della Grecia continentale, e infatti sottomisero Creta e fondarono colonie e insediamenti in vari siti del Mediterraneo. Il nome di questo popolo compare ripetutamente nei documenti scrittori di altri popoli mediterranei dell’epoca: erano gli Akhiyawa degli Hittiti, gli Akawasha degli Egiziani, vale a dire quelli che in Omero chiamano se stessi “Achei".

Questo mondo così possente e dinamico crollò rapidamente attorno al 1200 a.C. I palazzi micenei recano i segni di incendi e distruzioni, che fanno pensare a incursioni di popoli stranieri