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Rapporti con l'Oriente

Che l'Oriente assiro - babilonese e l'Egitto abbiano esercitato influssi notevoli sull'avviamento della civiltà greca, è unaverità indiscutibile. Basta pensare che leprime sedi della cultura ellenica sono state le colonei sparse sullacosta dell'Asia minore e sulle isole dell'Egeo. Gli stessi scrittori greci dell'età classica non furono mai avari di riconoscimento del loro debito verso gli orientali. Sono stati compiuti numerosi viaggi, in parte veri, in parte favoleggiati; essi traevano il loro impulso da quel senso di misterioso e di profondo in cui la fantasia greca avvolgeva l'Oriente.

I Greci, di fronte alle civiltà precedenti, non sono null'altro che fanciulli di fronte a vecchi, come riferiva Platone; ed è proprio dei fanciulli l'apprendere dai propri anziani. A proposito di queste influenze orientali, le conclusioni possonoessere esposte nel modo seguente: 

  • una più antica filosofia hanno avuto certamente gli indiani, che oscilla tra due forme di radicale nihilismo, tra la negazione delle effimere apparenze sensibili e l'annientamento mistico del pensiero negli abissi divini.
  • Una maggiore affinità ci rivelano i documenti della cultura assiro - babilonese ed egiziana. Le tavolette di Ninive attestano che, fin dal secondo millennio a.C., l'astronomia caldea aveva raggiunto uno stadio di notevole estensione e precisione. La differenza sta nel fatto che la scienza babilonese e quella egiziana avevano uno scopo pratico e non teoretico. Già Platone, in un passo della Repubblica (IV, 435 e), rivendica ai greci il senso della scienza, mentre accorda agli egiziani e ai fenici solo l'amore  del guadagno e le cognizioni tecniche che ne scaturiscono.
  • La misura dell'originalità greca ci è data dalla forza espansiva e progressiva del pensiero greco.